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Tutto il bello e il buono della biodiversità: il programma di Casa Slow Food

Dai nuovi Presìdi Slow Food ai Presìdi dei vini dolci, dalle viti maritate ai paesaggi vitivinicoli che diventano opportunità di sviluppo autentico e di turismo lento. In Casa Slow Food, tanti appuntamenti informali coi produttori per esplorare il tema della biodiversità nel mondo del vino.

Casa Slow Food (Pad 15A) è realizzata da Slow Food Italia con il supporto organizzativo di Slow Food Emilia-Romagna e delle Condotte Slow Food del territorio.

In vino “novitas”. I nuovi Presìdi Slow Food del vino – 22 febbraio alle 14:00

Slow Wine Fair è il trampolino di lancio per due nuovi Presìdi del mondo del vino appena nati in Italia:

  • la cotta di Roccamontepiano, tecnica tradizionale di cottura del mosto d’uva abruzzese. Il Presidio si propone di conservare la tradizione locale della cotta, oggi preservata grazie alla costituzione di una cooperativa nata allo scopo di non disperdere il patrimonio locale di conoscenze e tradizioni.
  • il Recioto della Valpolicella, vino dalla storia millenaria, proprio come lo è l’appassimento, tecnica antichissima utilizzata nelle terre veronesi per conservare la frutta nei lunghi mesi invernali. Il Presidio nasce per valorizzare l’impegno di produttori che desiderano perpetrare la produzione di questo vino prezioso, preservando e rispettando il paesaggio viticolo e destinando ad esso le proprie uve migliori, che devono provenire da vigne di almeno 15 anni, allevate in conduzione diretta e senza il ricorso al diserbo chimico.

Ne parliamo insieme a produttori e divulgatori dei due Presìdi, tra un assaggio e percorsi di storia locale.

 

Il vino come racconto del paesaggio: le opportunità del turismo lento – 22 febbraio alle 16:00

Il vino è un racconto di paesaggio. Basti pensare che alcune zone di produzione hanno ottenuto il riconoscimento di Patrimonio UNESCO. In realtà, in Italia, sono moltissimi i vigneti che offrono incredibili opportunità per degustare prodotti eccezionali e per scoprire che il vino buono, pulito e giusto è anche un vino capace di valorizzare il paesaggio.

Intervengono:

  • Leandro Ventura, Direttore Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale – Ministero della Cultura
  • Sabrina Alfonsi, Assessora Agricoltura, Comune di Roma
  • Francesca Baldereschi, responsabile del progetto Slow Food Travel

Testimonianze dei produttori:

  • Nicosia (Sicilia)
  • Spolert (Friuli Venezia Giulia)
  • Ronc dai Luchis (Friuli Venezia Giulia)
  • La Costa (Lombardia)

Modera: Enrico Maria Milič, antropologo e giornalista

 

Tutta la dolcezza che c’è: i vini dolci dei Presìdi Slow Food – 23 febbraio alle 10:00

In un viaggio lungo lo Stivale, raccontiamo i Presìdi Slow Food dei vini dolci:

  • il Moscato passito di Strevi, tra i più antichi vini del Piemonte, la cui particolare tecnica di appassimento è documentata anche da tracce scritte che testimoniano di un “vino da messa liquoroso” vinificato nel 1078 dai monaci della zona;
  • il Moscato al Governo di Saracena, noto già nel Cinquecento, quando i barili imbarcati a Scalea venivano consegnati alla corte papale, sulla tavola di Papa Pio IV;
  • il Vinosanto da uve affumicate dell’Alta Valle del Tevere, storica produzione familiare caratterizzata dalll’appassimento dei grappoli o coppiole (grappoli appesi uniti a due a due), fatto in locali ricchi di fumo, per la presenza di camini e stufe, che dona una nota affumicata al prodotto finale;
  • il Vino Santo trentino, che deve il suo nome al fatto che l’appassimento si protrae per oltre cinque o sei mesi, fino alla Settimana Santa.

Un appuntamento per celebrare la grande cultura vitivinicola italiana ma anche la tradizione che rende questi prodotti ricercate eccellenze nel complesso mercato del vino.

 

Quando la vite è “maritata”: l’Asprinio – 23 febbraio alle 16:00

L’alberata è un sistema di coltivazione della vite che ha caratterizzato il paesaggio della zona tra Napoli e Caserta, l’Agro Aversano, per centinaia di anni. La definizione locale di “vite maritata” è forse riduttiva perché non rende l’idea di queste enormi piante secolari che si estendono da un albero di pioppo all’altro arrivando a superare i dieci metri di altezza e ricoprendo come un muro di rami, foglie e grappoli la distanza che separa gli alberi a cui sono appese, maritate appunto, attraverso corde tese di ferro zincato. Questa soluzione permette di non occupare il suolo, ma di sviluppare la coltivazione in altezza e lasciare il terreno per altre colture.

Solo un vitigno viene coltivato in alberata, l’asprinio. Oltre alla coltivazione, a caratterizzare questo vino è il suolo di origine vulcanica, ricco di minerali (ci troviamo nella zona a nord dei Campi Flegrei) e di rocce tufacee (ignimbrite campana). 

Intervengono:

  • Francesco Pascale, Slow Food Agro Aversano – Atellano
  • Alessandro Marra, Vice curatore Slow Wine

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