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Tutte le Masterclass da non perdere

Il programma delle Masterclass è (quasi) completo! Scopri le maginifche 12! Dodici occasioni imperdibili per scoprire, tra vini e sidri, tutto il meglio di Slow Wine Fair, a portata di calice.

A Slow Wine Fair 2026 si riconfermano le degustazioni guidate rivolte agli appassionati o ai professionisti del settore e dedicate a esplorare il panorama vinicolo italiano e internazionale. Le masterclass portano i partecipanti a esplorare l’ampio panorama vitivinicolo italiano e internazionale e mostrano quali siano tutte le componenti che contribuiscono a rendere un vino buono, pulito e giusto.

Le masterclass del 22 febbraio

Vignerons & Terroirs de Lantignié: l’unione fa la forza – ore 12:00

«Da soli si va più veloci, insieme si va più lontano»: è questo, in estrema sintesi, lo spirito che anima il collettivo di vignaioli del comune di Lantignié, nel cuore del Beaujolais. Formatosi nel 2017, il gruppo riunisce oggi una ventina di aziende accomunate dall’obiettivo ambizioso di valorizzare il terroir locale e promuovere una viticoltura ecologica, solidale, rispettosa del vivente, della biodiversità e della vitalità dei suoli. I membri condividono una visione di lavoro fondata sulla collaborazione, sullo scambio di esperienze e sull’aiuto reciproco, valori che si ritrovano anche alla base della nostra Slow Wine Coalition. Cosa significa tutto questo, in concreto? E quali sono le peculiarità che rendono l’areale e i vini di Lantignié così unici? Venite a scoprirlo in questa masterclass.

 

Alto Adige: miracolo di cooperazione – ore 12:30

In Italia oltre il 50% del vino prodotto arriva dalla cooperazione sociale, spesso criticata per i risultati in bottiglia e per inefficienze legate alla filiera. Ma, in realtà, esistono aziende storiche che hanno fatto della base sociale una ricchezza importante sia per il territorio in cui operano sia per le denominazioni che producono. Se c’è una regione che ha fatto di questo sistema il proprio fiore all’occhiello è l’Alto Adige, che vanta alcune delle aziende migliori sia dal punto di vista dell’eccellenza delle etichette prodotte sia per la retribuzione dei propri conferitori. Un miracolo che nell’edizione di Slow Wine Fair 2026 dedicata ai temi sociali vale la pena scandagliare e raccontare attraverso 7 vini iconici che hanno reso celebre questo terroir. Cosa ha funzionato così bene in questa zona? Quali sono gli spunti da poter “importare” in altre regioni? Quali le scelte di sostenibilità adottate e quelle produttive che distinguono l’Alto Adige dal resto d’Italia? Raccontiamo la storia di questo modello e le ripercussioni che ha prodotto modellando paesaggio, facendo cresce socialmente e culturalmente la provincia di Bolzano.

 

Vini d’altura: la qualità cresce in altezza! – ore 14:30

Aree marginali per eccellenza, le montagne italiane oggi attirano grande interesse in termini viticoli ed enologici, complici il cambiamento climatico e una sempre migliore focalizzazione qualitativa da parte dei produttori che le abitano. Lungi dall’essere un panorama monocorde, presentano una grandissima varietà di caratterizzazioni pedoclimatiche e varietali, e coprono l’Italia in lungo e in largo attraverso le Alpi e la catena appenninica, dalla Valtellina all’Etna. Cerchiamo di capire le sfumature e le potenzialità dei vini d’altura attraverso sei produttori rappresentativi e le loro etichette, convinti che un pezzo importante del futuro enologico del Paese si giochi proprio a partire da una certa quota altimetrica.

 

Biodinamica, vino, tempo – ore 15:00

La capacità di evolvere è tra gli elementi più misteriosi e coinvolgenti del vino. L’insieme dei fattori che contribuiscono alla sua trasformazione è riconducibile a motivi che caratterizzano, da un lato, la vitalità del vigneto e l’accortezza in cantina e, dall’altro, l’imprevedibilità del tempo. La relazione tra questi fattori è certamente complessa, spesso sorprendente, perché riguarda la dinamica espressiva di un vino vivo che riesce a testimoniare il luogo e l’annata. Cerchiamo di definire, con l’inevitabile transitorietà dell’assaggio, il profilo espressivo di sei bottiglie capaci non di sfidare, ma di relazionarsi allo scorrere degli anni.

 

Paese che vai, vite che trovi – ore 17:00

La forma della vite, il carattere del vino. In questa masterclass intraprendiamo un viaggio nei sistemi tradizionali di allevamento della vite in Italia. Ogni vigneto racconta una storia. Non solo attraverso il vitigno o il suolo, ma anche grazie alla forma che l’uomo ha dato alla vite nel tempo. I sistemi tradizionali di allevamento nascono, infatti, dall’osservazione attenta della natura e dalla necessità di adattarsi a territori spesso difficili: isole battute dal vento, pendii montani, suoli vulcanici, pianure umide o climi molto caldi. In questo laboratorio scopriamo come, in diverse regioni d’Italia, le viti siano state “educate” secondo forme particolari – alberello, pergola, raggiera, alberata – che oggi rappresentano un patrimonio agricolo e culturale da preservare, espressione di biodiversità, resilienza e identità territoriale. Sistemi che richiedono grande lavoro manuale, conoscenze tramandate di generazione in generazione e una profonda sintonia con l’ambiente. Attraverso la degustazione di alcune etichette provenienti da vigne allevate secondo queste pratiche storiche, cerchiamo di capire come la forma della vite influenzi la maturazione delle uve e, di conseguenza, il profilo dei vini: la freschezza, la concentrazione, l’intensità aromatica, l’equilibrio e la bevibilità. Un invito a guardare il vigneto non solo come luogo di produzione, ma come paesaggio vivo, modellato dal lavoro dell’uomo nel rispetto dei ritmi della natura.

 

Elisir di sidro – ore 17:30

Un vecchio detto inglese recita: A cup of cider smooths the tongue and softens the heart, un bicchiere di sidro addolcisce la lingua e ammorbidisce il cuore. Non è solo un proverbio, ma un invito a riscoprire una bevanda antica, profondamente legata al lavoro, alla convivialità e ai gesti quotidiani che diventano rituali. Mentre le ombre si allungano tra i frutteti e il sole cala all’orizzonte, i bicchieri si riempiono di un liquido dorato e leggermente frizzante: il sidro diventa un vero e proprio elisir, ponte tra la fatica e la festa, tra il frutto che segna il presente e il liquido che sarà. Oggi questo spirito rivive nel craft cider, protagonista di un nuovo rinascimento che celebra varietà di mele antiche, fermentazioni naturali e pratiche agricole sostenibili. A guidarci nella degustazione è Darlene Hayes, esperta internazionale di sidro ed educatrice dell’Amercan Cider Association, in un viaggio che mostra come ogni bicchiere possa raccontare storie di territori, biodiversità e comunità.

 

Le masterclass del 23 febbraio

Castelli di Jesi Verdicchio Riserva, emblema di un territorio – ore 11:00

Una degustazione interamente dedicata alla DOCG Castelli di Jesi Verdicchio Riserva, tra le denominazioni più rappresentative della viticoltura marchigiana e nazionale. Otto i vini in assaggio, selezionati per offrire un percorso di approfondimento capace di raccontare le molteplici espressioni di un vitigno che nel tempo si è affermato per identità, eleganza e straordinaria capacità di evoluzione. La denominazione Castelli di Jesi Verdicchio Riserva nasce in un territorio vocato, caratterizzato da colline che si sviluppano tra l’entroterra e il mare Adriatico. Un mosaico di suoli, esposizioni e microclimi che incide in modo determinante sulla qualità delle uve. All’interno dell’area di produzione della DOC Verdicchio dei Castelli di Jesi, la DOCG rappresenta il vertice qualitativo: una sintesi di viticoltura attenta, rese contenute e una visione produttiva orientata alla complessità e alla longevità. In questo contesto, l’Istituto Marchigiano di Tutela Vini svolge un ruolo strategico nella tutela e valorizzazione del patrimonio vitivinicolo regionale. L’ente rappresenta oltre 500 aziende e 16 denominazioni tra DOC e DOCG e opera attraverso attività di controllo, promozione e supporto tecnico, contribuendo a garantire elevati standard qualitativi e a preservare l’identità territoriale dei vini marchigiani, favorendone al contempo la diffusione sui mercati nazionali e internazionali.

 

L’Alta Langa DOCG oltre il calice: storie di donne e uomini, attesa e “vino giusto” – ore 11:30

In questa masterclass non ci limitiamo a degustare alcuni tra gli Alta Langa a prevalenza Pinot Nero, “buoni e puliti”, selezionati durante le sessioni di assaggio per la guida Slow Wine 2026. Vini buoni e puliti nel calice, ma anche nelle parole e nelle esperienze: quelle delle donne e degli uomini che ogni giorno affrontano le sfide della produzione vitivinicola con coerenza e visione. Tra le cantine in degustazione potete incontrare chi ha atteso dieci anni prima di stappare la prima bollicina e chi ha scelto di investire nella tutela sociale dei lavoratori; chi protegge la biodiversità tra vigne e tartufaie e chi ha riportato la vigna in vita in un piccolo borgo quasi dimenticato. Ne nasce un racconto corale, in cui il vino diventa voce di un impegno condiviso: quello delle persone, delle aziende e del Consorzio Alta Langa. Un viaggio che parla di rispetto per la terra, responsabilità sociale e valore del tempo, perché l’Alta Langa vuole essere molto più di ciò che arriva nel calice.

 

Chianti Classico il vino più bello del mondo! 11 Uga, 11 grandi vini – ore 13:30

Un percorso lungo e ragionato ha portato il Consorzio di Tutela del vino Chianti Classico a suddividere il proprio territorio in 11 unità geografiche aggiuntive (UGA). Undici ambiti distrettuali piuttosto ampi, ma definiti, che ben sintetizzino il potenziale vitivinicolo chiantigiano e che non intendono rappresentare una classificazione di merito o di valori, ma sottolineare la diversa area geografica di provenienza delle uve. Un progetto nuovo e in movimento, destinato a crescere e a migliorare negli anni a venire, pensato come un’eredità per le future generazioni. Quel che è bello, è che le diverse UGA non fanno altro che sottintendere la dote più importante del distretto chiantigiano, ossia la diversità, legata a doppio nodo alla straordinaria variabilità delle condizioni pedologiche, orografiche e meteoclimatiche del territorio, ciò che rende il Chianti Classico un invidiabile laboratorio a cielo aperto. Vi proponiamo quindi un viaggio esaltante attraverso le differenze, per cercare di mettere in risalto i diversi caratteri e le diverse attitudini, e per capire come certi “stimoli” si traducano nei rispettivi vini. Ad aiutarci 11 etichette di eloquente espressività, in rappresentanza delle 11 UGA chiantigiane.

 

Il Pinot nero nel mondo – ore 14:00

l pinot nero è la varietà più celebrata dalla critica e dagli appassionati. Un vitigno delicato, elegante, che regala vini dalla purezza olfattiva che non ha pari e che ben si adatta a climi e suoli differenti, anche se il meglio, almeno per ora pare averlo dato nella sua patria di adozione, ovvero la Borgogna. Per comprenderne le potenzialità anche in altri territori ecco questo viaggio tra Europa e Nuovo Mondo in compagnia di sei cantine iconiche distribuire da Velier e nel catalogo delle Triple A. Una degustazione dedicata a tutti i professionisti che vedono nel pinot nero potenzialità di affinamento, beva, piacevolezza e carattere che non hanno paragoni così luminosi.

 

 Cerasuolo di Vittoria, il rosso più contemporaneo che c’è – ore 16:30

Si parla molto della crisi dei vini rossi e del crescente apprezzamento dei consumatori per i bianchi. Allo stesso tempo, persiste – spesso a torto – l’idea che i vini siciliani siano caratterizzati da uno stile pesante e da un tenore alcolico eccessivo. Il Cerasuolo di Vittoria, però, smentisce questi luoghi comuni. Unica Docg della Sicilia e denominazione più meridionale d’Italia, nasce dall’incontro tra il nero d’Avola, carnoso e dotato di una buona acidità, e il frappato, varietà più leggera, floreale e speziata. Il risultato è un rosso “non rosso”: un vino di grande fragranza e succosità, dalla beva scorrevole, che può essere servito anche a temperatura leggermente più bassa per esprimersi al meglio nei mesi estivi. Negli ultimi anni, le cantine hanno lavorato in modo importante su questa tipologia, valorizzando le diverse espressioni territoriali e selezionando con maggiore attenzione le vigne. Ne nasce un vino fortemente legato alle caratteristiche delle sabbie rosse da cui proviene, ma al tempo stesso estremamente contemporaneo: capace di rompere gli schemi e di sorprendere anche l’appassionato più esigente.

 

 Le masterclass del 24 febbraio

Cerasuolo d’Abruzzo: un racconto senza tempo – ore 11:00

Frutto di una tradizione antica, oggi più attuale che mai, straordinariamente versatile eppure ben delineato nei suoi tratti più distintivi, il Cerasuolo d’Abruzzo è a pieno titolo uno dei grandi orgogli dell’enologia abruzzese, e non solo. Fuori dagli schemi del vino rosa, rappresenta un baluardo solidissimo tutt’altro che a metà strada tra bianco e rosso, tracciando un percorso tutto suo, capace di unire forza e gentilezza, struttura e agilità, profondità e immediatezza: un’armonia di contrasti che diventa identità. Fragrante e di seducente purezza di frutto nelle versioni più giovani, dimostra nelle interpretazioni più ambiziose sorprendente capacità di sfidare il tempo. Esploriamo insieme questo vino nelle sue tante sfumature legate al luogo d’origine, all’annata e al tempo in bottiglia. Con un ospite finale, non incluso nella cinquina qui sotto che sarà una sorpresa per tutti i partecipanti della Masterclass.  

 

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